Fotoprotezione: dal laboratorio alla spiaggia, ecco cosa cambia
La fotoprotezione è indispensabile. Ecco a cosa fare attenzione
Redazione TrovaDermatologo
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11 settembre 2026
Proteggere la pelle dai raggi solari non è un optional, ma un gesto quotidiano di cura e prevenzione, in ogni stagione. Dietro a ogni crema o spray c’è un percorso scientifico rigoroso che merita di essere conosciuto. Capire come funziona davvero il fattore di protezione e come usarlo al meglio fa la differenza tra un’esposizione consapevole e un rischio evitabile.
Come viene determinato l’SPF in laboratorio
Il parametro centrale da considerare quando si sceglie un prodotto solare è il fattore di protezione solare, indicato con la sigla SPF e accompagnato da un numero ben visibile sulla confezione. Questo valore esprime la capacità della formula di ridurre gli effetti dannosi dei raggi ultravioletti sulla cute, a condizione che il prodotto venga selezionato e utilizzato in modo appropriato. Grazie a protocolli di valutazione consolidati nel tempo, l’SPF rappresenta oggi un riferimento affidabile per limitare i rischi legati all’esposizione solare.
A livello europeo esiste un metodo standardizzato, definito dall’associazione di settore Colipa, che stabilisce le procedure per misurare il fattore di protezione. La valutazione inizia con un test in vitro basato su strumenti spettrofotometrici, che fornisce una stima preliminare del potere filtrante della formulazione.
Segue poi una fase di validazione in vivo, condotta su volontari sani appartenenti ai fototipi I, II e III secondo la normativa europea di riferimento. In questo test si misura la dose minima eritematogena, cioè la quantità più bassa di radiazione ultravioletta capace di provocare un arrossamento visibile sulla pelle a 24-26 ore dall’esposizione. Maggiore è l’efficacia del prodotto, più elevata risulta la dose necessaria a indurre l’eritema sulla cute protetta, e di conseguenza più alto è il valore SPF ottenuto. Alcune aziende effettuano inoltre, su base volontaria, una verifica all’aperto in condizioni ambientali particolarmente intense, come quelle dell’alta montagna, per confermare ulteriormente le prestazioni del preparato.
Dalla valutazione di laboratorio all’uso quotidiano
Secondo le indicazioni dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità, affinché la protezione misurata in laboratorio si traduca in un’azione concreta sulla pelle è indispensabile applicare una quantità adeguata di prodotto. La dose utilizzata nei test corrisponde a 2 milligrammi per centimetro quadrato, equivalenti a circa sei cucchiaini da tè di lozione, ovvero circa 36 grammi, per coprire il corpo di un adulto di taglia media. Solo rispettando questa quantità si possono ottenere i livelli di protezione dichiarati e ridurre i rischi legati all’esposizione prolungata. La fotoprotezione, infatti, non si limita a prevenire danni immediati, ma contribuisce anche a sostenere la gestione di diverse condizioni cutanee, offrendo un supporto concreto accanto alle terapie specifiche.
Criteri per una scelta consapevole
Per i prodotti con fattore superiore a 50 la normativa raccomanda di utilizzare l’indicazione 50+, mentre diciture come “protezione totale” o “blocca-sole”, così come le affermazioni che suggeriscono l’assenza di necessità di riapplicazione, non sono considerate appropriate. Gli specialisti consigliano di orientarsi verso un fattore di protezione superiore a quello teoricamente corrispondente al proprio fototipo, in modo da compensare eventuali applicazioni insufficienti.
È essenziale distribuire uno strato generoso e uniforme su tutta la superficie cutanea, ripetendo l’applicazione una seconda volta prima di un’esposizione intensa per ridurre al minimo le zone scoperte. Nei soggetti con pelle particolarmente reattiva o con maggiore predisposizione a neoplasie cutanee è preferibile scegliere formulazioni in crema o fluide: le texture più dense tendono a mantenere più a lungo la capacità protettiva. Infine, i prodotti non vanno lasciati esposti direttamente al sole; vanno applicati almeno dieci-quindici minuti prima dell’esposizione e rinnovati dopo ogni bagno, nonché ogni due o tre ore al massimo, indipendentemente dalla dicitura “resistente all’acqua”.
Leggere l'etichetta
Uno studio pubblicato una decina di anni fa su Jama Dermatology aveva dimostrato che i consumatori fanno fatica a decifrare sigle e diciture presenti sulle confezioni dei solari. Adesso, con l'evoluzione dei prodotti, la situazione si è modificata e si sono aggiunte nuove sigle. Ecco le più importanti:
SPF (Sun Protection Factor), seguito da un numero: indica la protezione solo dai raggi UVB.
UVA cerchiato: garantisce che la protezione UVA sia adeguata (almeno 1/3 di quella UVB).
PA seguito da una serie di +: quantifica quattro livelli di protezione contro i raggi UVA, da un minimo (PA+) a un massimo (PA++++).
HEV: si riferisce alla presenza di filtri per la luce visibile.
IR: vuol dire che il solare è formulato per ridurre l'azione dei raggi infrarossi.
Water resistant o very water resistant: il prodotto resiste ad acqua e sudore (rispettivamente 40 o 80 minuti).
SPF (Sun Protection Factor), seguito da un numero: indica la protezione solo dai raggi UVB.
UVA cerchiato: garantisce che la protezione UVA sia adeguata (almeno 1/3 di quella UVB).
PA seguito da una serie di +: quantifica quattro livelli di protezione contro i raggi UVA, da un minimo (PA+) a un massimo (PA++++).
HEV: si riferisce alla presenza di filtri per la luce visibile.
IR: vuol dire che il solare è formulato per ridurre l'azione dei raggi infrarossi.
Water resistant o very water resistant: il prodotto resiste ad acqua e sudore (rispettivamente 40 o 80 minuti).