Iperidrosi e CBD: un approccio terapeutico alternativo
Il cannabidiolo potrebbe essere una nuova soluzione per chi soffre di iperidrosi
Redazione TrovaDermatologo
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14 luglio 2026
Con il termine iperidrosi si indica una sudorazione eccessiva rispetto alla norma. Secondo i dati della Società Internazionale di Iperidrosi, colpisce quasi il 5% della popolazione, può insorgere a qualunque età e colpire in egual misura uomini e donne.
Esistono due tipi di iperidrosi: generalizzata e focale, con interessamento di particolari distretti corporei (come pianta dei piedi, palmi delle mani, ascelle, viso, torace, inguine). Inoltre, in base alle cause che la determinano, può essere classificata in: secondaria, cioè dovuta a malattie sottostanti (come obesità, neoplasie, diabete, ipertiroidismo) oppure primaria, cioè senza una causa evidente.
I trattamenti classici
Il trattamento dipende dai sintomi presentati e sono essenzialmente di tipo medico/farmacologico o chirurgico. I primi (come utilizzo di antitraspiranti contenenti sali di alluminio, tossina botulinica, ionoforesi, prescrizione di ansiolitici, farmaci anticolinergici) hanno effetti temporanei e reazioni avverse considerevoli.
L’approccio chirurgico, riservato ai casi più gravi, consiste nella rimozione delle ghiandole sudoripare tramite la simpaticolisi a radiofrequenza e la più invasiva simpatectomia toracica bilaterale (in cui alcune fibre nervose collegate con le ghiandole sudoripare vengono recise). Tuttavia, è possibile la recidiva o la comparsa postoperatoria di condizioni chiamate iperidrosi compensatoria o iperidrosi riflessa.
L’approccio chirurgico, riservato ai casi più gravi, consiste nella rimozione delle ghiandole sudoripare tramite la simpaticolisi a radiofrequenza e la più invasiva simpatectomia toracica bilaterale (in cui alcune fibre nervose collegate con le ghiandole sudoripare vengono recise). Tuttavia, è possibile la recidiva o la comparsa postoperatoria di condizioni chiamate iperidrosi compensatoria o iperidrosi riflessa.
Un nuovo approccio terapeutico
Un team di ricercatori dell'ospedale israelita Albert Einstein di San Paolo del Brasile ha provato a trattare due casi di iperidrosi utilizzando il cannabidiolo (CBD); lo studio, fin dal titolo (“Inaspettato miglioramento dell'iperidrosi con il cannabidiolo”), apre nuove prospettive e dà una speranza in più ai pazienti, spesso pesantemente condizionati da questo disturbo.
Primo case study: il paziente con sociofobia
Un uomo di 43 anni che soffriva di ansia sociale e prima e durante le presentazioni professionali, avvertiva tachicardia, dispnea, ansia estrema e aumento della sudorazione, che gli rendevano difficile svolgere il lavoro. In passato era stato sottoposto a numerose terapie con farmaci quali duloxetina, paroxetina, clonazepam e altri. Nessuna cura si era dimostrata veramente efficace, ma tutte portavano effetti collaterali, incluso l'aumento della sudorazione. Il trattamento alternativo suggerito è stata una dose una tantum di 300 mg di CBD senza tetraidrocannabinolo (THC), circa un'ora prima di andare al lavoro. Il paziente fin da subito ha notato che quando salutava le persone non aveva più bisogno di asciugarsi le mani su un fazzoletto che teneva in tasca. Per molti mesi l'iperidrosi non si è ripresentata fino all'interruzione del trattamento con CBD decisa dal paziente stesso: nel giro di qualche giorno il disturbo si è ripresentato La terapia con CBD è stata riavviata e il paziente ha avuto miglioramenti lo stesso giorno. Attualmente mantiene quindi la dose di 25 mg in due dosi (al mattino e all'ora di pranzo) da settembre 2019.
Secondo case study: la paziente con disturbo dello spettro autistico
Il secondo caso riguarda una donna di 27 anni che, oltre a questa diagnosi, presentava anche compromissione del sistema nervoso autonomo ed epilessia. Tra i disturbi correlati a tale condizione vi era una persistente sudorazione alle mani, oltre a ansia e minzione frequente. Prima di iniziare il trattamento con CBD, la paziente aveva già utilizzato diversi farmaci, da soli e in combinazione, senza miglioramento dei disturbi e, molte volte, si è verificato un peggioramento delle manifestazioni e nuovi effetti collaterali. È stata suggerita una combinazione di CBD più tetraidrocannabinolo (THC) a una concentrazione massima dello 0,3%. La paziente ha ottenuto un importante miglioramento dei disturbi in generale, inclusa la sudorazione delle mani. La dose corrente utilizzata di CBD più THC è di 50 mg/die con mantenimento dei farmaci di base.
Nel 2023 è stato pubblicato uno studio su un caso di iperidrosi generalizzata refrattaria trattato con cannabinoidi, con riduzione notevole del volume di sudore e miglioramento della qualità di vita. Altri autori hanno ipotizzato che il THC possa esercitare effetti anticolinergici diretti, mentre il CBD agirebbe principalmente attraverso le sue proprietà ansiolitiche, modulanti del sistema endocannabinoide e stabilizzanti del sistema nervoso autonomo.
Il meccanismo non è ancora completamente chiarito, ma il CBD è noto per le sue azioni:
Il meccanismo non è ancora completamente chiarito, ma il CBD è noto per le sue azioni:
1)Ansiolitiche e regolatorie dell’umore
2)Antistress sul sistema nervoso autonomo.
3)Antinfiammatorie e neuromodulatorie.
3)Antinfiammatorie e neuromodulatorie.
Conclusioni
I casi descritti dimostrano un effetto promettente e talvolta rapido del cannabidiolo (solo o in combinazione con basso dosaggio di THC) nel controllo dell’iperidrosi, specialmente quando associata a componenti ansiose o disfunzioni autonomiche. Si tratta tuttavia di evidenze preliminari basate su report di casi isolati. Non esistono ancora studi randomizzati controllati di ampia scala che ne confermino l’efficacia, la posologia ottimale, la sicurezza a lungo termine e l’applicabilità su larga popolazione.
Il CBD non sostituisce i trattamenti standard consolidati, ma rappresenta una possibile opzione aggiuntiva o alternativa da valutare caso per caso, preferibilmente sotto supervisione medica, soprattutto in pazienti refrattari o con comorbidità psichiatriche/neurologiche.
Il CBD non sostituisce i trattamenti standard consolidati, ma rappresenta una possibile opzione aggiuntiva o alternativa da valutare caso per caso, preferibilmente sotto supervisione medica, soprattutto in pazienti refrattari o con comorbidità psichiatriche/neurologiche.
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