Prurito cronico: cos’è e come si cura
Prurito cronico: cos’è e come si cura
Il prurito è uno degli ambiti più vasti della dermatologia. Secondo l’International Forum for the Study of Itch, il prurito può essere definito cronico quando la sensazione che provoca il desiderio di grattarsi dura per sei settimane o di più. Una persona su cinque nella popolazione generale ha sofferto di prurito cronico almeno una volta nella vita, con un'incidenza a 12 mesi del 7%. La frequenza è molto più elevata in chi soffre di qualche patologia, da circa il 25% dei pazienti in emodialisi al 100% di chi presenta malattie della pelle come orticaria o dermatite atopica.
Prurito cronico: un disturbo multidisciplinare
Ormai è noto che non sempre l’origine del prurito cronico è la pelle, ma una serie di altri organi (e una grande varietà di disturbi) possono essere coinvolti. Su una pelle sana può essere causato da malattie sistemiche, neurologiche o psichiatriche o essere un effetto collaterale di alcuni farmaci. E può essere anche di origine multifattoriale. Di conseguenza, le Linee guida europee più recenti tracciano un vademecum che, a prescindere dalle innumerevoli cause che vanno sempre indagate e risolte (terapia causale specifica), elenca i rimedi utili a dare sollievo ai pazienti.
La ricerca moderna ha evidenziato che il prurito cronico è spesso legato a una sensibilizzazione del sistema nervoso, simile al dolore cronico, e richiede quindi un approccio che vada oltre la semplice cura della pelle.
Primo step: dermocosmetici
L’utilizzo di detergenti a base oleosa e di creme emollienti e idratanti a base di attivi come urea (5%-10%), glicerolo, glicole propilenico o acido lattico migliorano la funzione barriera riducendo prurito e secchezza. Un ruolo centrale è oggi affidato alla N-palmitoiletanolamina (PEA) e ad altri agonisti dei recettori endocannabinoidi, che agiscono sulle terminazioni nervose cutanee riducendo l'infiammazione neurogenica. Altri rimedi come brevi docce calde o bagni tiepidi con farina d'avena colloidale hanno mostrato effetti antipruriginosi validi nelle forme lievi.
Secondo step: terapia locale
La terapia locale consiste nell’applicazione di preparati a base di anestetici locali (polidocanolo) o sostanze naturali come canfora, zinco e mentolo. Per il prurito neuropatico localizzato, la capsaicina è utilizzata per desensibilizzare le fibre nervose. Quando la diagnosi di malattia infiammatoria è accertata, si utilizzano corticosteroidi o, preferibilmente per l'uso prolungato, inibitori della calcineurina (tacrolimus e pimecrolimus).
Terzo step: terapia sistemica
Quando le cure locali non sono sufficienti, si passa alla terapia orale. È importante sottolineare che gli antistaminici sono oggi considerati efficaci quasi esclusivamente nell'orticaria; nelle altre forme di prurito cronico, il loro uso è limitato e spesso sostituito da farmaci che agiscono sul sistema nervoso. Per il prurito cronico refrattario, le linee guida attuali raccomandano i gabapentinoidi (gabapentin e pregabalin), che calmano l'iperattività dei nervi sensoriali. I corticosteroidi sistemici restano indicati solo per brevi cicli nelle fasi acute. Per il prurito di origine epatica o sistemica, si utilizzano con successo gli antagonisti dei recettori μ-oppioidi come il naltrexone.
Quarto step: farmaci biologici e nuove frontiere
L’utilizzo di farmaci biologici non è più solo una speranza, ma una realtà consolidata: dupilumab è approvato per la dermatite atopica e il prurigo nodularis, mentre il nemolizumab (un anticorpo che blocca l'interleuchina-31, la principale responsabile del prurito) rappresenta la terapia più specifica oggi disponibile. Anche i JAK-inibitori orali (come upadacitinib e abrocitinib) hanno cambiato radicalmente la prognosi dei pazienti più gravi, offrendo un controllo del sintomo spesso entro le prime 24-48 ore.
Quinto step: fototerapia e terapia psicosomatica
La fototerapia UVB a banda stretta agisce sulle terminazioni nervose e riducendo l'infiammazione. Infine, il trattamento psicosomatico integra il percorso: poiché il prurito cronico altera i circuiti cerebrali della ricompensa e dello stress, tecniche di rilassamento, terapia comportamentale e strategie anti-ricaduta sono essenziali per rompere il ciclo vizioso "grattamento-lesione" e migliorare la qualità della vita del paziente.