Vitamina D: perché è importante per una pelle sana
Una carenza di vitamina D è associata ad alcune patologie cutanee
Redazione TrovaDermatologo
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10 luglio 2026
Non solo per le ossa. la vitamina D è fondamentale anche per prevenire e curare alcune malattie dermatologiche. Vi sono evidenze che sia patologie immuno-mediate, quali la vitiligine, dermatite atopica e psoriasi, sia neoplastiche, come gli epiteliomi e il melanoma, si possano associare a deficit di Vitamina D.
Il ruolo della vitamina D nelle difese cutanee
I cheratinociti sono le uniche cellule che, grazie ai raggi ultravioletti B, sono in grado di sintetizzare Vitamina D3 (colecalciferolo) a partire dal 7-deidrocolesterolo. Il corretto differenziamento dei cheratinociti è importante per l’integrità e la funzione di barriera epidermica.
I peptidi antimicrobici, ad esempio, sono prodotti a partire dai cheratinociti e proteggono la cute dalle infezioni. Tra questi ci sono le catelecidine che esercitano sia un’azione microbicida diretta, sia di stimolo sulla risposta immune cellulo-mediata contro gli agenti patogeni. Sono state descritte delle alterazioni dell’espressione e dell’attività della catelicidina sia nella psoriasi sia nella dermatite atopica, in cui il deficit di catelicidina facilita le sovra-infezioni microbiche e virali. Nella rosacea è stato ipotizzato un ruolo della catelicidina nel promuovere l’infiammazione e la risposta vasomotoria.
I peptidi antimicrobici, ad esempio, sono prodotti a partire dai cheratinociti e proteggono la cute dalle infezioni. Tra questi ci sono le catelecidine che esercitano sia un’azione microbicida diretta, sia di stimolo sulla risposta immune cellulo-mediata contro gli agenti patogeni. Sono state descritte delle alterazioni dell’espressione e dell’attività della catelicidina sia nella psoriasi sia nella dermatite atopica, in cui il deficit di catelicidina facilita le sovra-infezioni microbiche e virali. Nella rosacea è stato ipotizzato un ruolo della catelicidina nel promuovere l’infiammazione e la risposta vasomotoria.
Vitamina D e neoplasie cutanee
Un ampia meta-analisi pubblicata a gennaio 2025 su Anticancer Researchha analizzato il ruolo della Vitamina D sia come fattore di rischio che come indicatore prognostico per il melanoma maligno.
Ecco i punti chiave emersi dalla ricerca:
1. Rischio di contrarre il melanoma
Lo studio ha confermato che i pazienti affetti da melanoma hanno livelli medi di Vitamina D (25(OH)D) significativamente inferiori rispetto ai controlli sani.
Carenza e incidenza
Carenza e incidenza
È stato osservato un trend (particolarmente marcato e significativo negli studi condotti nell'Europa meridionale, Italia inclusa) che associa la carenza di Vitamina D (definita come ≤20 ng/ml) a un maggior rischio di sviluppare la malattia.
2. Impatto sulla prognosi (gravità del tumore)
La ricerca dimostra che bassi livelli di Vitamina D al momento della diagnosi sono correlati a caratteristiche tumorali più aggressive:
Spessore di Breslow: Esiste una correlazione significativa tra bassi livelli di Vitamina D e una maggiore profondità/spessore del tumore (indice di maggiore invasività).
Ulcerazione e Mitosi: La carenza è associata alla presenza di ulcerazioni nel tumore primario e a un tasso mitotico (velocità di divisione delle cellule tumorali) più elevato.
Sopravvivenza: In sintesi, la carenza di questa vitamina è considerata un fattore prognostico peggiorativo per la sopravvivenza globale dei pazienti.
Ulcerazione e Mitosi: La carenza è associata alla presenza di ulcerazioni nel tumore primario e a un tasso mitotico (velocità di divisione delle cellule tumorali) più elevato.
Sopravvivenza: In sintesi, la carenza di questa vitamina è considerata un fattore prognostico peggiorativo per la sopravvivenza globale dei pazienti.
3. Il "Paradosso del Sole"
Lo studio affronta un tema complesso: sebbene i raggi UV siano il principale fattore di rischio per il melanoma (causando danni al DNA), sono anche la fonte primaria di Vitamina D. Quest'ultima, però, svolge in vitro azioni anti-cancerogene (anti-proliferative e pro-apoptotiche) che proteggono i melanociti.
Il monitoraggio dei livelli sierici dovrebbe quindi essere parte integrante della gestione dei pazienti oncologici dermatologici. La Vitamina D ha un ruolo tumore-protettivo e che la sua carenza rende il melanoma "più cattivo" e difficile da curare.
Vitiligine
La vitiligine è un disordine acquisito della pigmentazione su base autoimmune. La Vitamina D stimola la melanogenesi e l’attività della tirosinasi dei melanociti. Diversi lavori hanno evidenziato un’associazione significativa tra deficit di Vitamina D e vitiligine. Già nel 2013 uno studio ha riscontrato livelli di Vitamina D < 20 ng/ml nel 97,5% dei soggetti affetti da vitiligine.
In un ulteriore studio pubblicato l'anno successivo condotto in Croazia da Ustun et al. è stato osservato che il 52% dei pazienti aveva valori di Vitamina D inferiori ai 15 ng/mL46. Un lavoro più recente (2021) ha confermato che i pazienti con vitiligine hanno un'elevata incidenza di carenza di vitamina D e questa carenza è più comune tra le femmine rispetto ai maschi
Dermatite atopica
La dermatite atopica è una malattia infiammatoria cronica della cute molto frequente, specie in età pediatrica, che presenta un andamento remittente recidivante e migliora generalmente con l’esposizione ai raggi ultravioletti. La dermatite atopica è stata associata a deficit di Vitamina D sia in età pediatrica sia adulta. Uno studio osservazionale condotto su una popolazione coreana di 15.212 soggetti ha confermato che bassi livelli di Vitamina D sono osservabili nei pazienti adulti con dermatite atopica, ma non con rinite allergica, asma o altre forme di sensibilizzazione allergica.
Tale carenza è stata confermata anche in età pediatrica. In particolare, in uno studio condotto in Cina su una popolazione di 498 bambini di età media 10 anni, è stato riportato che il 48% circa dei bambini presentava livelli sierici di 25(OH)D inferiori a 10 ng/ml49. Il ruolo della supplementazione di Vitamina D è stato studiato in particolare nella popolazione pediatrica, ma con risultati controversi. Sono necessari futuri studi su larga scala per supportare i risultati.
Psoriasi
Il deficit di Vitamina D è stato riportato anche nei pazienti con psoriasi in diversi studi osservazionali. In particolare, in uno studio condotto a Firenze e pubblicato nel 2013, Ricceri et al. hanno osservato che il 97% dei pazienti con psoriasi presentava livelli di Vitamina D inferiori a 30 ng/ml55.
In un altro studio condotto a Verona su 145 pazienti affetti da psoriasi cronica a placche, 112 da artrite reumatoide e 141 controlli sani, si è osservato che il deficit di Vitamina D (livelli < 20 ng/ml) era significativamente maggiore nei pazienti affetti da psoriasi rispetto a quelli affetti da artrite reumatoide o nei controlli.
Tale carenza nella popolazione psoriasica era particolarmente frequente nel periodo invernale rispetto a quello estivo. Tuttavia, secondo una più recente revisione, gli studi randomizzati controllati fino ad oggi hanno avuto numeri ridotti e brevi periodi di follow-up. La dose ottimale di integrazione non è nota e il dosaggio non è standardizzato. Anche la definizione di insufficienza di vitamina D varia. Fino a quando non saranno disponibili ulteriori prove, la rilevanza dei bassi livelli sierici di 25(OH)D nei pazienti affetti da psoriasi è sconosciuta, così come il beneficio dell'integrazione sul controllo della malattia.
In conclusione, il significato clinico dell’ipovitaminosi D in queste patologie e l’importanza della supplementazione sono ancora oggetto di studio. Il dosaggio della 25(OH)D sierica rappresenta il metodo più appropriato e raccomandabile per stimare lo stato di replezione vitaminica D in queste condizioni. In presenza di carenza o insufficienza è indicato integrare con dosi tali a compensare il deficit vitaminico.